Pavillon ARTaud | Arte e didattica della multimedialità

Inquadratura da Sunset Boulevard

I luoghi dei delitti

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In copertina:
 la celebre inquadratura in "falsa soggettiva" della piscina
 tratta dal film Sunset Boulevard di Billy Wilder (1950)

Uno dei soggetti più trattati in ambito fotografico è la rappresentazione dei luoghi. Paesaggi, reportage geografici, street photography sono alcuni generi fotografici che esibiscono scorci o panoramiche di località e sono in grado, nei casi migliori, di restituirne efficacemente l’aspetto estetico, la conformazione, le atmosfere e gli stili di vita.

Vari autori, invece, hanno preso in considerazione, con diversi approcci, dei tipi particolari di luoghi: quelli in cui sono stati commessi dei delitti. Questa scelta è motivata sicuramente da una esigenza di documentazione dei fatti che lì si sono svolti, ma permette anche di riflettere sulle storie individuali e sui drammi umani che contengono e sui risvolti sociali e politici a cui rimandano, non trascurando le componenti visive e concettuali delle immagini.

Di seguito presento alcuni di questi progetti fotografici.

Fotografia di Donata Pizzi

Anna Politkovskaja, condominio di Ulitsa Lesnaja 8, Mosca, 7/10/2006 (Donata Pizzi)

Donata Pizzi, Zero Intolerance

Ulitsa Lesnaja a Mosca, via Valdonica a Bologna, Barron Road a Barnwell (USA) sono i luoghi dove hanno perso la vita rispettivamente Anna Politkovskaja, Marco Biagi, Fiona e Francesca Pilkington.
Donata Pizzi li ha fotografati, insieme a molti altri, per ricordare la storia che ciascuno di essi porta in sé, ma anche per dire che ancora oggi nessun luogo può sfuggire dal poter diventare prima o poi scenario di episodi di discriminazione, di sopraffazione e, appunto, di intolleranza.
Il lavoro di Donata Pizzi ha trovato ospitalità anche alla Triennale di Milano nel marzo 2011.

Fotografia di david Goldblatt

Un’immagine di “Ex-offenders” (David Goldblatt)

David Goldblatt, Ex-Offenders at the Scene of Crime

Il lavoro di David Goldblatt è costituito da fotografie di ex-detenuti sudafricani ripresi nei luoghi dove hanno compiuto i loro crimini. Ogni immagine è accompagnata da una lunga didascalia che descrive il fatto commesso, presenta una breve biografia dell’autore del delitto (piccoli taccheggiatori, ladri, rapinatori, ma anche stupratori e assassini) e include anche una sua “dichiarazione”. Gli ex-offenders sono stati pagati per la loro partecipazione l’equivalente di 80 €; Goldblatt si è impegnato a devolvere tutti i proventi delle vendite di queste immagini alle organizzazioni che lavorano per la riabilitazione delle persone detenute.
Le fotografie si presentano come “normali” ritratti in b/n su uno sfondo urbano o naturale, ma le espressioni meste rivolte all’osservatore delle persone fotografate, rivelano la consapevolezza per un evento che ha cambiato la loro vita.
Ex-Offenders è stato esposto nel 2010 alla Goodman Gallery di Johannesburg e nel 2011 alla Biennale di Venezia.

Qui sotto un video del SFMOMA dove Goldblatt descrive il suo lavoro.

Foto di Paola Dallavalle e Fulvio Guerrieri

Garlasco – Omicidio di Chiara Poggi, 2007 (Paola Dallavalle – Fulvio Guerrieri)

Paola Dallavalle – Fulvio Guerrieri, Case degli assassinii

Sono case come le altre, appartamenti, ville, loft, teatro però di omicidi saliti ai clamori della cronaca negli scorsi anni, i soggetti delle fotografie della coppia Dallavalle-Guerrieri.
Sono immagini oggettive e compositivamente rigorose di edifici che non presentano elementi collegati ai fatti di sangue avvenuti al loro interno. Fotografia di architettura.
Eppure trasmettono una sottile inquietudine, perché, come era nelle intenzioni degli autori, “sono le conoscenze di chi le osserva a caricarle di significato”.
Insieme alle fotografie degli interni delle carceri ad opera di Alessandro Mencarelli, avvocato penalista che da anni unisce la sua professione alla passione per la fotografia, sono state esposte nel marzo 2011 a Pelago (Fi) in una mostra dal titolo “Dei delitti e delle pene”.

Un po’ a margine, segnalo anche due lavori fotografici che affrontano le stesse tematiche, ma con motivazioni e orientamenti diversi e fra loro opposti.

Il primo, essenzialmente documentaristico, consiste nella pubblicazione di immagini di delitti di molti anni fa conservate negli archivi del Records Center di Los Angeles, ad opera del fotografo e poliziotto Merrick Morton. Ci sono fotografie di cadaveri, camere mortuarie, luoghi del delitto. Le scene sono crude e mostrano senza ritocchi le vittime, l’evento criminale e il modo di operare della polizia in quegli anni.

Il secondo, di natura espressiva, è un lavoro di mise-en-scène della fotografa Irina Werning, che ricostruisce un delitto avvenuto nel 1940 in Argentina e rimasto insoluto, tramite scatti che ripercorrono gli eventi, eseguiti con attori.

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