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Calendario Pirelli 2014, mese di gennaio

Calendari fotografici d’autore

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In copertina:
mese di gennaio del Calendario Pirelli 2014,
fotografia di Helmut Newton

«Dagli anni 80 i calendari diventarono popolari, oggetto di regalo per le industrie, allegati ai giornali, venduti nelle edicole e i contenuti sempre più stupefacenti (dalle attrici nude ai calciatori, dal calendario del Grande Fratello a quello sui tatuaggi).
Accanto ai calendari popolari crescevano i calendari artistici che valorizzavano i fotografi e creavano lavoro per i fotografi stessi. Calendari prodotti per le grandi industrie come oggetto di regalo. Calendari sofisticati venduti in particolari punti vendita con fotografie di artisti celebri.
Insieme si è sviluppato il piccolo collezionismo di calendari celebri e con questo la parola “calendario fotografico” ha perso un po’ il significato originario per diventare in realtà una raccolta di belle fotografie o in certi casi una raccolta di soggetti più o meno ambiti dal fruitore del calendario. Quindi un oggetto da tenere, da conservare, da appendere, da mostrare, da incorniciare.
Oggetto di collezionismo per gli appassionati di fotografia. E un oggetto così prezioso deve avere alcune caratteristiche essenziali: un contenuto importante, un editing scrupoloso e creativo insieme e una confezione perfetta. Intesa come carta, stampa, grafica.»

Così scrive Grazia Neri, direttrice dell’agenzia fotografica omonima, nel 2009 a proposito dei calendari fotografici, in occasione della mostra dei Calendari Epson alla Triennale di Milano.

Nel vasto e variegato panorama dei calendari fotografici che vengono donati, distribuiti attraverso riviste o venduti, occorre ricordare quei calendari che, coinvolgendo artisti o maestri della fotografia, si distinguono per l’originalità del progetto, la qualità delle immagini e il pregio della confezione.
Vediamone alcuni. 

Una delle immagini del Calendario Pirelli 2013. Fotografia: Steve McCurry, modella: Adriana Lima (clic sull’immagine per visualizzare la presentazione)

Calendario Pirelli

Anzitutto il più famoso e celebrato: The Cal.
Esiste dal 1964 ed è stato pubblicato regolarmente, tranne che nel periodo 1975-83, fino a tutt’oggi, festeggia quest’anno quindi il suo cinquantesimo anniversario.
È stampato in tiratura limitata, non è in vendita, viene distribuito direttamente a VIP e clienti dell’azienda milanese. È oggetto di collezionismo privato, ma è l’imprenditore bolognese Vittorio Gerri, l’unico che può vantare il possesso di tutti i Calendari Pirelli usciti dal 1964 ad oggi.
Tra i fotografi che hanno realizzato una edizione di The Cal si possono ricordare: Helmut Newton, Steve McCurry, Mario Sorrenti, Karl Lagerfeld, Herb Ritts, Richard Avedon,  Peter Lindbergh (qui una pagina con commenti ad uno dei suoi scatti), Bruce Weber, Annie Leibovitz, Patrick Demarchelier.
I temi principali sono stati, nel corso degli anni, salvo rare eccezioni come l’edizione del 2013 firmata da McCurry, la fotografia di nudo e di moda, immagini ambientate in luoghi suggestivi ed esotici e associate talvolta a figure maschili (vestite) e, più raramente, ad un naturale rimando al mondo delle automobili (e di pneumatici, ovviamente).
A definire The Cal in modo efficace è Edmondo Berselli, nella sua prefazione al volume celebrativo Calendario Pirelli 1964-2007, edito da Mondadori: «Una reliquia mondana, naturalmente, del tutto secolarizzata e materialista, eppure avvolta da un’aura che non si sa come definire: forse di unicità riproducibile».

Copertina del Calendario Epson 2014 curato da Luca Campigotto

Copertina del Calendario Epson 2014 curato da Luca Campigotto

Calendario Epson

Di impostazione diversa è il Calendario Epson. Esiste dal 2001 ed è stato affidato ogni anno a un fotografo italiano: in ordine cronologico, Giorgio Lotti, Franco Fontana, Mario De Biasi, Giovanni Gastel, Mimmo Jodice, Ferdinando Scianna, Gian Paolo Barbieri, Gianni Berengo Gardin, Massimo Vitali, Vittorio Storaro, Gabriele Basilico, Maurizio Galimberti, Stefano Unterthiner, Luca Campigotto.
Ciascun autore affronta un tema coerente con il suo stile e la sua attività professionale e artistica. Così abbiamo avuto, per citarne alcuni, “Luce, Colore, Emozione” per Lotti (2001) che ricerca «un traguardo al quale la fotografia ha a lungo puntato nel tentativo di non essere più, e non essere soltanto, registrazione delle figure del mondo: quello di offrire percorsi immaginari a partire dal reale visibile»; “Paesaggio immaginario” che per Fontana (2002) «sono le astrazioni per le quali la fotografia di Fontana è diventata assai popolare a livello internazionale, rafforzate in senso visionario da marcati interventi digitali»; “Mare” per Jodice (2005) «uno dei temi più intensamente frequentati all’interno della sua opera»; “Allo specchio” per Scianna (2006), «racconti e letture attraverso la presenza di specchi e tipi diversi di rispecchiamenti nelle immagini, inquadrature dentro l’inquadratura che ripetutamente gettano una realtà dentro l’altra»  e infine  “Scrivere con la luce” per Storaro (2010), dove il fotografo «fa ricorso all’etimologia stessa della parola fotografia, Scrivere con la luce, e costruisce dodici immagini complesse, prelevate da altrettanti film destinati all’utilizzo televisivo e concepite in doppia impressione» (le citazioni sono tratte dall’articolo Tempo di Epson pubblicato sul sito Nikon School, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti).

Copertina del Calendario Lavazza 2003

Copertina del Calendario Lavazza 2003, fotografia di Jean-Baptiste Mondino

Calendario Lavazza

Il Calendario Lavazza ha debuttato nel 1993 coinvolgendo grandi nomi della fotografia internazionale come Helmuth Newton (1993 e 1994), i reporter dell’Agenzia Magnum (1999), David Lachapelle (2002), Erwin Olaf (2005), Ellen Von Unwerth (1995 e 2006), Annie Leibovitz (2009).
Se l’aspetto di ogni edizione è diverso, ad accomunarle sono i contenuti, seppur filtrati dagli stili personali degli autori. Come si legge nella presentazione sul sito dedicato, è «fondato sul rapporto speciale tra la fotografia e il caffè Lavazza. Entrambi figli della nostra epoca, generatori di energia, portatori di seduzione: nonostante si consumino in fretta, il piacere che danno persiste come un retrogusto piacevole».
Fino al 2001 è stato realizzato con immagini in bianco e nero.
Le immagini, in particolari modo nelle versioni a colori, sono spesso surreali e ironiche, con concessioni ai paradossi visivi e caratterizzate da composizioni insolite e cromatismi ricercati.

Copertina del Calendario Campari 2014

Copertina del Calendario Campari 2014, fotografo: Koto Bolofo, modella: Uma Thurman (clic sull’immagine per visualizzare la galleria)

Calendario Campari

Il Calendario Campari è affidato ogni anno dal 2001 a talenti e fotografi di livello internazionale che ogni anno rendono possibile la sua realizzazione. È distribuito su scala internazionale in un’edizione limitata di sole 9.999 copie.
La scelta concettuale è stata quella di puntare a nomi riconoscibili nel mondo dello spettacolo e della moda. La prima star è stata la modella bulgara Ralitza Baleva, la più recente Uma Thurman, tra loro Magda Gomes, Martina Colombari, Eva Mendes, Olga Kurylenko, Penelope Cruz. Tra i fotografi: Giovanni Gastel, Adrian Hamilton, Mario Testino, Kristian Schuller e Koto Bolofo.
Dal 2007, ogni anno viene assunto un tema: “Hotel Campari”, il mondo delle fiabe nel 2008 (“Campari tales”), “Club Campari” nel 2009, “The Red Affaire” nel 2011, con modello Benicio Del Toro.
Come soggetto viene considerata, oltre naturalmente alle figure femminili (o maschile), la bottiglia del liquore, in primo piano fino al 2004, quasi sempre presente dell’inquadratura negli anni successivi. Altro protagonista assoluto delle composizioni è il colore rosso.

Un’ultima considerazione può essere affidata a Roberto Mutti e riguarda le singole fotografie: «non basta che siano rappresentative dello stile dell’autore: devono reggere la dura prova dell’esposizione per un mese intero. Per comprendere che cosa significa, provate a descrivere l’immagine riprodotta sul calendario di dicembre che avete da qualche parte in casa: se non sapete rispondere vuol dire che è in ultima analisi insignificante, se la ricordate credo che abbiate in parete una bella immagine».

Sitografia

Sito Pirellical.com
Pagina Il mito del calendario sul sito Pirelli.com
Sezione I Calendari di Epson Italia sul sito Epson.it
Presentazione mostra Tempo di Epson sul sito della Triennale di Milano
Articolo Tempo di Epson sul sito Nikon School
Sezione Lavazza e la fotografia sul sito Lavazza.it
Articolo Questione di immagine sul sito della rivista Studio
Articolo Nella storia del calendario Campari tante donne stupende (più un uomo) sul sito Fanpage.it
Articolo 15a edizione per il calendario Campari sul blog Oltreloscoglio
Articolo Calendari d’autore sul sito De Agostini Passion

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