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Andy Warhol si inginocchia davanti a Alfred Hitchcock. Foto di Jill Krementz

Omaggio a Hitchcock

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In copertina:
Andy Warhol si inginocchia davanti a Alfred Hitchcock.
Foto di Jill Krementz

Nel 50° anniversario del film Marnie, è stata allestita una mostra dal titolo Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures (Parma, Palazzo del Governatore, dal 17 luglio al 9 novembre 2014), che presenta fotografie, video e altri contenuti sul regista inglese e sui film da lui prodotti con la major americana (ved. articolo sul sito Artribune).

È l’occasione per proporre anche qui un omaggio al Maestro del brivido, con alcune note sulla sua attività e la segnalazione di alcuni interessanti contributi web che si ispirano alla sua figura e alla sua opera.

«Sono un regista vittima di uno stereotipo.
Se girassi “Cenerentola”, il pubblico si aspetterebbe
un cadavere nella carrozza» 
(A. Hitchcock)


Ritratto di Alfred HitchcockVa premesso che se si digitano in Google le parole Alfred Hitchcock si ottengono circa 3.600.000 risultati, declinati – a partire dalle canoniche voci su Wikipedia in varie lingue, sull’Enciclopedia del Cinema Treccani e su altri siti – in un’infinità di pagine web e portali a lui dedicati. Vi sono articoli, interventi, rassegne, tra cui, per indicarne solo alcuni tra i più esaustivi, una pagina Facebook ufficiale curata dalla Universal Studio, The Hitchcock Zone!, che raccoglie vari siti e blog di fans e cinefili, e anche le sezioni monografiche su IMBbMovieplayer.it (in quest’ultima, oltre a biografia, filmografia, con  locandine e foto, schede sui film e brevi abstract, c’è anche una dettagliata timeline con aneddoti e notizie varie, anche recenti, su Hitchcock e sui singoli film).
E, uscendo dallo specifico ambito internet, non bisogna trascurare Hitchcock di Sacha Gervasi, recente film basato sul saggio di Stephen Rebello, Come Hitchcock ha realizzato Psycho (tit. or. Alfred Hitchcock and the Making of Psycho) – qui un video di presentazione, qui i trailer – e, in campo librario, oltre al testo appena citato, la biografia ufficiale scritta da John Russell Taylor nel 1978 con la cooperazione dello stesso regista (trad.it. Garzanti, 1980) e Alfred Hitchcock… oltre il genere, di Natalie Ecrivan, tra gli altri.
Menzione obbligata va fatta per il libro-intervista di François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, che riferisce le risposte date dal regista nell’autunno 1962 a 500 domande sulla sua carriera, «riflettendo sulle circostanze che hanno portato alla nascita di ogni film, sulla costruzione della sceneggiatura, sui problemi di regia e sulla stima del loro risultato commerciale e artistico, affrontando il tutto secondo un’ottica rigorosamente cronologica» (Fonte: D’Ars). In rete si trovano anche le tracce audio dell’intervista.

Insomma, un corpus editoriale variegato ed esteso, segno di un universale riconoscimento della sua personalità autoriale.

Il fatto è che Hitchcock è noto – oltre che per l’indiscutibile talento di cineasta e per le sue geniali invenzioni filmiche (ved. più in basso), per la capacità di sviluppare trame avvincenti e originali e di creare suspence tramite scene, inquadrature e montaggi di grande efficacia – anche per il personaggio che si è saputo creare, fondato su una combinazione di umorismo, ironia e cinismo, sulle sue dichiarazioni provocatorie o spiazzanti e sui suoi aforismi. E tutto questo ha determinato un vero e proprio culto diffuso a livello mondiale.
Di seguito vengono presentati e brevemente analizzati alcuni di questi aspetti.

I cameo

Il cameo di Hitchcock ne 'Gli uccelli' (1963)

Il cameo di Hitchcock ne ‘Gli uccelli’ (1963)

Una delle più famose intuizioni riguarda le sue brevi apparizioni di contorno, inserite in quasi tutti i film realizzati. Inizialmente dovute a esigenze funzionali, con l’andar del  tempo, esse diventano una vera e propria firma e un vezzo che lo stesso regista spiega così: «Era strettamente funzionale, perché bisognava riempire lo schermo. Più tardi è diventata una superstizione e infine una gag. Comunque oggi è una gag abbastanza ingombrante, e per permettere alla gente di vedere il film con tranquillità, mi preoccupo di farmi notare nei primi cinque minuti.» (cit. dal libro intervista di Truffaut).
I cameo di Hitchcock sono curiose divagazioni rispetto alla storia, non necessarie alla comprensione della vicenda, di carattere umoristico o anche paradossale. La sua persona entra nel film, talvolta interagisce con i personaggi, spesso compie azioni stranianti o fuori contesto, che però acquistano spessore proprio perché compiute da lui.
Qui l’elenco dei cameo con descrizione e fotogrammi; qui sotto un video in cui sono raccolte le inquadrature dei film con le apparizioni del regista.

I MacGuffin

La busta con i 40.000 dollari: il MacGuffin in 'Psycho' (1960)

La busta con i 40.000 dollari: il MacGuffin in ‘Psycho’ (1960)

MacGuffin è un termine coniato da un amico di Hitchcock, lo sceneggiatore scozzese Angus MacPhail, ma da Hitchcock stesso reso famoso, e identifica un elemento filmico utile alla narrazione, ma non di fondamentale importanza per l’intreccio e il significato della storia. L’esempio più emblematico di MacGuffin è la busta con i 40.000 dollari in Psycho: il film inizia con Marion che ruba dei soldi alla società immobiliare per la quale lavora come segretaria e li porta via con sé, nascondendoli in una busta da lettere che viene ripetutamente ed insistentemente inquadrata come fosse il fulcro della storia. Più avanti, però, la trama prende una piega del tutto diversa e la busta esce di scena, per cui alla fine lo spettatore capisce che i soldi non erano altro che un espediente per mettere in moto la vera storia.
Sempre nel libro-intervista di Truffaut, il regista spiega cosa sia il MacGuffin con questo esempio: «Si può immaginare una conversazione tra due uomini su un treno. L’uno dice all’altro: “Che cos’è quel pacco che ha messo sul portabagagli?” L’altro: “Ah quello, è un MacGuffin” Allora il primo: “Che cos’è un MacGuffin?” L’altro: “È un marchingegno che serve per prendere i leoni sulle montagne scozzesi” Il primo: “Ma non ci sono leoni sulle montagne scozzesi” Quindi l’altro conclude: “Bene, allora non è un MacGuffin!” Come vedi, un MacGuffin non è niente.»
Qui una lista dei MacGuffin presenti nei film di Hitchcock (in inglese); qui sotto una breve animazione con la voce di Hitchcock che spiega il MacGuffin e racconta l’aneddoto del treno.

Le invenzioni di ripresa

Gif animata su una sequenza di 'Strangers on a train' (1951)

In una gif animata la sequenza della partita a tennis in ‘Strangers on a train’ (1951): una persona tra il pubblico si può notare se è l’unica a non seguire l’azione sportiva (fonte: Clifton Webb su Tumblr)

Hitchcock, nei suoi film, ha realizzato riprese che si sono rivelate congeniali all’effetto da ottenere e al significato da trasmettere allo spettatore. Sono scelte originali di inquadrature, movimenti di macchina e sequenze, spesso utilizzati per la prima volta nella storia del cinema e poi adottati da altri registi, che ne hanno sancito l’efficacia comunicativa.
In questo articolo su Wired.it vengono elencate quelle ritenute dal redattore le «10 più clamorose invenzioni o trucchi hitchcockiani, in rigoroso ordine di complessità», accompagnate dagli spezzoni dei film (non tutti ancora visibili) dove queste invenzioni sono inserite.

Il montaggio

Nella video-lezione sul montaggio cinematografico tenuta da Hitchcock, all’interno dell’intervista col regista-produttore canadese Fletcher Markle – per la trasmissione della TV canadese Telescope, nel 1964 – presentata di seguito (sottotitolata in italiano), viene spiegato come questa fase della realizzazione di un audiovisivo sia considerata centrale dal regista inglese (qui c’è l’intervista completa in inglese, 2 puntate della trasmissione). Hitchcock illustra i principi del montaggio tramite alcuni casi dove le scelte adottate, in termini di ritmo delle inquadrature, cambi di punti di vista, ecc., hanno contribuito a determinare o rinforzare il senso delle varie scene di un film. Godibile anche l’esempio finale (da 5’50” del video) in cui è messo in scena l’effetto Kulešov, con un’interpretazione dello stesso Hitchcock.

Altro episodio indicativo è la scena iniziale di L’altro uomo – Delitto per delitto (del 1951, tit. or. Strangers on  a train), che è un significativo esempio di montaggio alternato: i due personaggi del film vengono presentati, con inquadrature sulle scarpe e senza svelarne il volto, mentre, per giungere ad una stazione ferroviaria, compiono azioni in modo simmetrico, il che fa intuire il loro prossimo incontro, che infatti avviene una volta saliti sul treno.

In questa pagina c’è una scheda di analisi di questa sequenza con la classificazione delle inquadrature, tratta da una tesi di laurea.

I piano-sequenza

Il fotogramma dell'omicidio in 'Nodo alla gola' (1948)

Il fotogramma dell’omicidio in ‘Nodo alla gola’ (1948)

A dimostrazione di come Hitchcock abbia saputo utilizzare tecnica e linguaggio cinematografici in modo originale, sperimentandoli in tutte le loro articolazioni, dal montaggio passiamo al suo opposto: il piano-sequenza.
È una tecnica di ripresa atta ad ottenere una sequenza filmica costituita da un’unica inquadratura di durata rilevante, includendo diversi campi e piani, movimenti di macchina. In quanto inquadratura singola, il piano-sequenza non ha stacchi e quindi non necessita di montaggio per tutto il suo svolgimento.
Dal punto di vista narrativo, un piano-sequenza è una scena dove non c’è scollamento fra tempo del racconto filmico e tempo della storia.
È evidente come una simile scelta richieda non solo un accurato lavoro di preparazione, finalizzato a definire precisamente tutti i passaggi da svolgere, ma anche capacità organizzative e padronanza tecnica notevoli per realizzare la scena, la quale deve essere obbligatoriamente eseguita in tempo reale, con tutto quello che ciò comporta in termini di controllo del set (persone coinvolte, mezzi, tempi di esecuzione, ecc.).
L’inserimento di piano-sequenza nei film ha rappresentato spesso un vero e proprio esercizio di stile da parte dei registi, che mettono in campo invenzione, virtuosismi linguistici e accorgimenti narrativi per raggiungere il risultato voluto.
Anche in quest’ambito, Hitchcock si è distinto: nel 1948 ha realizzato il primo famosissimo film interamente girato in piano-sequenza, Nodo alla gola (tit. or. Rope). In effetti, questo film è costituito da 8 sequenze montate, corrispondenti a circa 10 minuti di durata ciascuna, per ragioni tecniche dovute alla disponibilità di lunghezza delle pellicole, ma i 7 stacchi per cambiare bobina sono realizzati in modo da simulare la continuità di spazio e tempo della vicenda (in questa pagina è visibile il film intero).
Di seguito un video in cui sono presentati altri due suoi magistrali piano-sequenza tratti dai suoi film Notorius e Giovane e innocente.

Gli storyboard

Hitchcock arrivava al momento di girare, con dettagliati storyboard delle varie scene disegnati da grafici (p. es.: Saul Bass e Thomas Wright) o anche da lui stesso.
Era così convinto dell’importanza della fase della pre-produzione nel processo di costruzione di un film, che arrivò ad affermare: «Per me un film è finito al novantanove per cento quando è scritto. A volte preferirei non doverlo girare. Ci si immagina il film, poi tutto comincia ad andare a rotoli. Gli attori ai quali si è pensato non sono liberi, non si può avere sempre un buon cast. Sogno una macchina IBM nella quale inserire la sceneggiatura da una parte e veder uscire il film dall’altra. Finito e a colori.» (cit. da un’intervista rilasciata a Pierre Billard, riportata nel libro di François Truffaut).
In questa pagina sono presentati degli storyboard per i film di Hitchcock, con la riproduzione di diverse tavole grafiche e video.
Se si confrontano i disegni progettuali con le omologhe inquadrature poi realizzate, ci si rende conto della stretta corrispondenza esistente, segno del grado di approfondimento applicato nella elaborazione progettuale del film e della fedeltà mantenuta in sede di riprese.
Nel video qui sotto sono associati i disegni di Saul Bass per la celebre scena della doccia di Psycho con la stessa sequenza filmata. Esso rimanda ad una disputa fra il regista e il designer, che in una dichiarazione si è attribuito la paternità della scena, dettagliata nelle diverse inquadrature attraverso la creazione dei disegni dello storyboard a lui commissionato da Hitchcock.

I titoli di testa

A conferma del maniacale perfezionismo di Hitchcock nella realizzazione dei film, non va dimenticata la cura da lui riservata all’ideazione dei titoli di testa. Occorre ancora riferirsi al designer americano Saul Bass, che per il regista inglese ha realizzato i titoli di testa di 3 film: Vertigo (La donna che visse due volte, 1958), North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959), Psycho (1960). In tutti e tre i casi, la grafica di Bass si sposa mirabilmente con la “tensione” della cinematografia di Hitchcock, anche grazie al contributo fondamentale di Bernard Hermann, uno dei più grandi compositori di musiche da film della storia del cinema. La collaborazione tra Hitchcock e Bass si interrompe a causa del conflitto sulla scena della doccia di Psycho descritto sopra.

 

Per finire, una curiosità: un interessante video in time lapse basato sul film La finestra sul cortile (1954).
Il videomaker Jeff Desom ha montato le varie inquadrature del cortile presenti nel film, ricostruendo l’intero ambiente residenziale e poi inserendo le varie scene in ordine cronologico con i movimenti degli attori.
Il risultato è un frammento di vita di un isolato urbano, con i suoi abitanti, tra i quali lo stesso Hitchcock, gli sposi, l’assassino, …

Sitografia

Oltre ai contributi linkati nel testo, si segnalano:

Scheda Alfred Hitchcock su Ondacinema
Pagina web Alfred Joseph Hitchcock su Web Space Tiscali
Alfred Hitchcock su Docsity.com (in Flash)
Andy Warhol intervista Alfred Hitchcock, trascrizione della conversazione avvenuta nel 1974, a New York, Hotel Park Lane
Trasmissione Alfred Hitchcock: Vertigo. Analisi del film, su RaiScuola, tratta dalla serie “Studio Cinema” di Rai2 (1978)
La finestra sul cortile, recensione del film su Cinema bendato

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